Microcosmo e Macrocosmo
Francesco Clemente Gino De Dominicis Nicola De Maria Mimmo Paladino

From: 2000-03-09
To: 2000-05-30


Una sensazione magica ci accoglie davanti a queste opere. Dal microcosmo dei piccoli fiori poetici di Nicola De Maria, alle figure magiche quasi incise nelle tele di piccole dimensioni di Mimmo Paladino, al cupo macrocosmo delle due nuove imponenti opere di Francesco Clemente e all’enigmatica immagine di Gino De Dominicis. Il Mistero è il filo conduttore di questa mostra presentata dalla Galleria Cardi; il senso di magia e segreto che aleggia in questo opere, all’apparenza molto diverse tra loro, ma che al contrario pervade i nostri sensi non appena cerchiamo di affrontarle. Nicola De Maria e le sue myricae, piccoli fiori stilizzati, intensi, altamente poetici, che sembrano galleggiare nello spazio denso dello sfondo. Dipinti nel 1992, durante il periodo degli affreschi al parlamento di Bonn, a vivaci tinte arancio, bianco, rosso e verde, nascondendo il senso di un’alta magia benevola, di un dolce mistero velato da un’apparenza di piccole cose (myricae appunto). A queste opere si oppongono decisamente i due quadri di Francesco Clemente, un modo completamente diverso di affrontare il mistero. Anche qui le figure nuotano sospese nello spazio, ma l’atmosfera è cupa: è un mistero oscuro, inquietante, quello che Clemente cerca di portare alla luce; quel lato tenebroso che si nasconde nelle nostre viscere, qui portato violentemente allo scoperto, a svelare i nostri e i suoi più torbidi incubi e fantasie. Con Mimmo Paladino si ritrova una dimensione solare, mediterranea: l’artista presenta 12 nuove opere, che proseguono la sua ricerca primitivista. Quasi graffiti, o affreschi dai colori pompeiani, cupi rossi, blu intensi, verde bosco, ocra, dove le figure, incise nella materia della tela, si stagliano come vati silenziosi detentori di profondi segreti. Uomini e donne in pose ieratiche con offerte sacrificali, doni, simboli magici di una mediterranea religione misterica. Ed è ancora un simbolo magico, di potere e magia, lo strumento sciamanico lievemente delineato nel profondo spazio nero dell’opera di Gino De Dominicis: un totem. Pochi gesti lineari, unico soggetto del quadro, immerso monoliticamente nello sfondo, lascia in noi una sensazione di intensa magia e inquietante mistero. Un simbolo di potenza superiore, ma di chi, di che cosa dobbiamo temere, per che cosa proviamo questo timore reverenziale, a che cosa ci sentiamo assoggettati? I profondi interrogativi che Gino De Dominicis solleva in tutte le sue opere. Decisamente un nuovo punto di vista per questi quattro artisti, che dimostrano ancora una volta la poliedricità del linguaggio artistico e le sue infinite modalità espressive. E ancora una volta scandagliano l’esigenza tutta umana di indagare nel profondo del proprio sé, per affrontare il lato oscuro, e misterioso che si annida in ognuno.

© Galleria Cardi