Jannis Kounellis,Richard Long,Mario Merz,James Turrell


From: 2006-03-07
To: 2006-04-30


Martedì 7 Marzo 2006 dalle 19 alle 21:La Galleria Cardi di Milano è lieta di annunciare una mostra di grandi opere di Jannis Kounellis, Richard Long, Mario Merz e James Turrel. Seppur profondamente diversi per la scelta dei materiali e per finalità d'intenti, i quattro artisti sono accomunati dall'interesse per la natura e per le sue forze misteriose. Tutti e quattro gli artisti individuano un legame tra natura e scienza, ma anche tra natura e memoria. Emblematicamente la scultura Georgia Granite Line (1990) di Richard Long, presente in questa mostra, è costruita con pietre, materiale questo che ritroviamo anche in Small Alpine Circle (1999), anch'essa qui esposta. Anche Mario Merz ha utilizzato lo stesso materiale per costruire degli igloo, così come la pietra è un elemento ricorrente nei progetti di Turrel per la realizzazione del Roden Crater Project, un cratere al confine del Painted Desert, in Arizona, scelto dall'artista come osservatorio astronomico naturale. Dal suo interno, reso abitabile da Turrell, è infatti possibile lo studio della luce e dello spazio nei cieli notturni del deserto. Turrel è presente alla Galleria Cardi con una serie di foto relative a questo coraggioso progetto che vede convivere arte, scienza e natura e che sfocia nella ricerca del sublime. Lo stesso rapporto con la scienza si ritrova nel lavoro di Mario Merz, che nel realizzare degli igloo (il rifugio dalla natura immersi nella natura) si è richiamato agli studi del matematico medievale Fibonacci, il quale ha dimostrato che le forme biologiche si sviluppano secondo una precisa progressione numerica. L'uomo immerso nella natura è anche il tema che contraddistingue il lavoro di Richard Long, che concepisce le sue foto e sculture come memoria di una passeggiata in luoghi incontaminati. La natura ricompare anche nell'opera di Kounellis, che oltre a mostrare il fuoco, con la sua energia generatrice o distruttrice, ha introdotto animali vivi all'interno del suo lavoro. In Kounellis affiora forte anche il rapporto con la memoria storica e con gli eventi socio-politici che hanno caratterizzato l'era moderna, in particolare modo dal Settecento alla Seconda rivoluzione industriale. "Le opere in mostra," dice Renato Cardi, "tendono ad evidenziare come questi artisti abbiano con il proprio lavoro espresso lo spirito del tempo, un tempo che, attraverso la scienza e le macchine, ha posto in secondo piano le esigenze della natura, l'arte vorrebbe invece salvaguardarla perché è salvaguardando la natura che l'uomo potrà salvaguardare se stesso." Il lavoro di Jannis Kounellis, (Pireo, Grecia 1936, vive a Roma dal 1956), è principalmente una riflessione sul concetto di storia e di memoria. Tra gli elementi e i materiali che utilizza già a partire dagli anni Sessanta ci sono il fuoco (inteso come forza purificatrice e rigeneratrice) la terra, l’oro (che allude al suo interesse per l’alchimia), sacchi di iuta cuciti o ricolmi di carbone, abbandonati o ammucchiati, pietre, oggetti di vario tipo come brandine, lampade elettriche, lampade a olio, scaffalature, carrelli, mucchi di caffè o altri indici del commercio, del trasporto e dell’economia. All'interno delle sue opere ha utilizzato anche animali viventi. L'interesse di Kounellis è focalizzato sul valore intrinseco delle cose e sul conflitto perenne tra individuo e materia. Richard Long,Scultore, fotografo e artista concettuale, Richar Long (Bristol, 1945) considera che gran parte del suo lavoro consiste nell’azione del camminare. Queste passeggiate spesso durano diversi giorni e lo spingono verso parti remote della terra, di solito luoghi inesplorati e privi di presenze umane. Ne sono nate le sue mappe, le fotografie in bianco e nero, le sculture fatte di pietre o rami trovati nell'ambiente, sempre di forma geometrica semplice, cerchi realizzati sporcando di fango i muri degli spazi espositivi con le mani o con i piedi. I suoi lavori vanno intesi come ricordi visivi delle sue passeggiate, che l'artista vive come "esperienze" nella natura. Il lavoro di Long è strettamente legato alla tradizione del paesaggio inglese, il suo interesse primario è tuttavia rivolto alla separazione fra natura e cultura su cui si fonda la nostra civiltà. Con il suo lavoro Long segnala l'esigenza che l'uomo recuperi il giusto contatto con l'ambiente naturale. Mario Merz (Milano 1925 – Torino 2003) è tra i protagonisti dell’Arte Povera italiana, tendenza che si afferma alla fine degli anni Sessanta. Tra i suoi temi ricorrenti c'è quello dell’igloo, costruzione primitiva dalla forma geometrica semplice (semisfera) che egli ha ricostruito in galleria con materiali quali gesso, pietra, lastre di vetro su strutture di ferro, legno, rami e foglie. Famosa la sua "serie di Fibonacci", riferita a una progressione numerica studiata dal famoso matematico medievale e che in geometria è rappresentata attraverso delle spirali che rimandano simbolicamente a un'idea di espansione dello spazio e del tempo. La progressione numerica di Fibonacci, dove ogni cifra è la somma delle due precedenti, indica i processi di crescita del mondo organico, mondo al quale Merz fa costante riferimento, come dimostra il suo rapporto con la natura che lo ha portato a dipingere un ampio bestiario comprendente coccodrilli, tigri, leoni, rettili. Nel 1989 il Guggenheim Museum di New York ha dedicato a Mario Merz una prestigiosa retrospettiva. James Turrel (1941) è tra i maggiori esponenti della land art statunitense. Di origine californiana, James Turrell vive a Flagstaff in Arizona, dove segue la realizzazione della sua opera più importante e impegnativa il Roden Crater Project. Laureatosi in psicologia della percezione nel 1961, ha presto trasferito le sue conoscenze scientifiche e astronomiche e la sua esperienza di pilota aereo nella ricerca artistica, concentrando il suo lavoro sullo studio e sulla manipolazione della luce. Nei primi anni della sua formazione artistica, oltre che alla cultura pittorica europea, si è largamente ispirato alla tradizione orientale, arricchendo la sua sensibilità con lo studio delle discipline della meditazione orientale, senza peraltro trascurare il dibattito teorico intorno all'arte contemporanea che si svolgeva in quegli anni. Le sue opere, dagli esordi fino ad oggi, hanno per oggetto la luce, lo spazio e la loro fondamentale relazione con la percezione visiva. Vulcanologo, Turrel lavora sul rapporto tra scienza, paesaggio e spiritualità, cercando attraverso la creazione di spazi percettivi eterei, l'essenza ultima delle cose. Nelle sue installazioni incoraggia il visitatore a percepire la luce come se fosse un elemento tangibile, in modo tale che la luce stessa divenga sostanza.

© Galleria Cardi